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Competenza cercasi: la grande assente nelle strategie congressuali italiane

Updated: Apr 14


Nel mercato congressuale 4.0, le destinazioni non competono più soltanto per la bellezza dei luoghi o la capienza delle sale. Ciò che fa davvero la differenza, oggi, è la competenza: la capacità tecnica, organizzativa, relazionale e strategica degli attori coinvolti. Ed è proprio questa la risorsa che in Italia risulta più carente, soprattutto nella pubblica amministrazione e nei Convention Bureau locali.


Mentre nel resto d’Europa crescono professionalità specializzate, team stabili e formati, figure ibride capaci di coniugare marketing territoriale, relazioni internazionali e dinamiche associative, in Italia si assiste ancora troppo spesso a una rotazione di incarichi, a sovrapposizioni di ruoli e a un approccio "generalista" che mal si adatta alle esigenze di un settore altamente tecnico.


I Convention Bureau, che dovrebbero essere il fulcro della strategia congressuale di una destinazione, si trovano spesso a operare con risorse limitate, personale non specializzato e un mandato ambiguo. Il risultato è un'incapacità strutturale di dialogare con il mercato internazionale, di leggere le evoluzioni del settore e di proporre soluzioni convincenti ai decision-maker delle grandi associazioni scientifiche e professionali.


La pubblica amministrazione, dal canto suo, continua a considerare il turismo congressuale alla stregua del turismo leisure, ignorando le profonde differenze che li separano. Basti pensare a quanto poco spazio viene riservato nei bandi, nei piani promozionali e nelle linee di finanziamento a progetti realmente orientati all'acquisizione di eventi strategici.


A rafforzare questo quadro critico, vi è anche la persistente debolezza del sistema formativo italiano in materia di congressi. Molti percorsi si concentrano su aspetti teorici e generalisti, mentre mancano programmi ancorati all’esperienza diretta e alla gestione concreta degli eventi. La formazione, per essere realmente efficace, dovrebbe essere costruita intorno a chi conosce il settore dall’interno: chi ha affrontato sfide reali, costruito reti di relazioni, negoziato, coordinato e portato a casa risultati misurabili. Altrimenti si corre il rischio, sempre più diffuso, di affidarsi a percorsi o consulenze che appaiono strutturati ma che, alla prova dei fatti, non trasferiscono alcuna competenza realmente spendibile.


Nel mondo congressuale odierno, non è sufficiente "promuovere la destinazione". Serve saper costruire relazioni, candidarsi in modo mirato, garantire supporto operativo e amministrativo, formulare proposte competitive e sostenibili. Tutto ciò richiede competenze specifiche e aggiornate, non improvvisazione.


Se l'Italia intende recuperare terreno nel mercato congressuale internazionale, deve partire da qui: formare nuove figure professionali, stabilizzare i team nei Convention Bureau, dotare le destinazioni di risorse umane qualificate e capaci di rappresentarle con credibilità sui tavoli che contano.


La competenza non è un costo. È il primo investimento per tornare ad essere scelti.



This article is published in the Congress Intelligence Journal and is also part of the Scientific Congress Insights editorial stream, exploring the evolution of scientific congresses from the perspective of scientific societies and research leaders.


The analysis is developed within the analytical framework of the Congress Intelligence Unit.


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