L’Italia è terza al mondo. Ma esiste davvero un sistema congressuale?
- Giancarlo Leporatti
- Jul 14, 2025
- 2 min read
Updated: Jun 23

L’Italia ha raggiunto nel 2024 un risultato di grande rilievo nel panorama congressuale internazionale, conquistando il terzo posto mondiale nel ranking UIA per numero di congressi internazionali ospitati.
Un traguardo che merita attenzione e che conferma la capacità del Paese di attrarre eventi associativi e scientifici di livello internazionale.
Tuttavia, al di là della soddisfazione per il risultato ottenuto, emerge una domanda che il settore non può evitare di porsi:
quanto di questo successo è il frutto di una strategia nazionale e quanto invece deriva dall’iniziativa di singole destinazioni, istituzioni, università, società scientifiche e professionisti?
Osservando l’evoluzione del mercato congressuale italiano negli ultimi anni, appare evidente come molte delle performance più significative siano state generate da iniziative autonome e spesso scollegate tra loro.
Padova ha costruito il proprio percorso attraverso una nuova infrastruttura congressuale e un’intensa attività commerciale. Firenze continua a beneficiare di una consolidata reputazione internazionale. Milano e Roma mantengono un ruolo centrale grazie alla loro capacità attrattiva e al peso delle rispettive comunità scientifiche ed economiche. Altre destinazioni stanno emergendo grazie a progetti specifici e a investimenti mirati.
Ciò che appare meno evidente è l’esistenza di una politica nazionale coordinata capace di orientare e sostenere in modo sistematico lo sviluppo del settore.
A differenza di quanto avviene in numerosi Paesi concorrenti, l’Italia continua a basarsi prevalentemente sull’iniziativa dei singoli attori locali. Una situazione che, da un lato, testimonia la vitalità del mercato, ma che dall’altro espone il sistema a fragilità strutturali e a una forte dipendenza dalle condizioni favorevoli del momento.
Il risultato del 2024 si inserisce inoltre in un contesto particolare. Il mercato congressuale internazionale continua infatti a risentire degli effetti del periodo post-pandemico, con numerosi eventi rinviati negli anni precedenti che sono stati progressivamente riprogrammati. Parallelamente, stanno emergendo nuove dinamiche che stanno ridefinendo il ruolo delle destinazioni congressuali.
Le associazioni e le società scientifiche non scelgono più una destinazione esclusivamente sulla base delle infrastrutture disponibili. Cresce l’importanza dell’attrattività complessiva della destinazione, della qualità dell’esperienza offerta ai partecipanti, delle opportunità di networking e della capacità di integrare contenuti scientifici, relazioni professionali e dimensione territoriale.
In questo scenario, il successo dell’Italia rappresenta certamente una grande opportunità. Ma rappresenta anche un momento di riflessione.
La domanda non è soltanto come raggiungere il terzo posto mondiale.
La vera domanda è come consolidarlo e trasformarlo in una posizione stabile nel lungo periodo.
Per riuscirci sarà probabilmente necessario passare da una somma di eccellenze individuali a una visione più organica e coordinata del sistema congressuale nazionale.
Questi temi vengono approfonditi nel rapporto 2026 Outlook – Congressi tra nuove regole del gioco e grandi occasioni, pubblicato dalla Congress Intelligence Unit, che analizza le trasformazioni in corso nel mercato congressuale europeo e le prospettive future per le destinazioni italiane.
Approfondimento
L’analisi completa è disponibile nella Library della Congress Intelligence Unit:
2026 Outlook – Congressi tra nuove regole del gioco e grandi occasioni





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